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lunedì 9 ottobre 2017

Il timbro

Giorni fa mio padre, che al momento è fuori città, mi ha chiesto di passare a pagare il parcheggio coperto dove lascia la sua auto. Mi dice per telefono: - Ti ho lasciato il cartoncino sul mobile dell'ingresso. Ricordati di fargli mettere il timbro per attestare l'abbonamento mensile! - 

Dopo una giornata particolarmente intensa tra lavoro, commissioni e altro, mi reco convinta al garage.
Senza tante domande comunico la targa e pago l'importo al parcheggiatore che mi guarda perplesso. Specifico il modello dell'auto, ma lui non sembra molto convinto.
Alla mia richiesta di apportare il timbro sul cartoncino esclama: - Ah! Vuoi anche il timbro?! -
Certo! Mi sembra ovvio... di solito fate così...!

Ottenuto il timbro e la ricevuta, soddisfatta vado via.

Passano i giorni e non so come, una mattina sovviene un dubbio: ma vuoi vedere che l'auto si trova all'altro parcheggio vicino casa?! 
Devo aspettare tutta la giornata per avere la conferma di ciò che sospetto: finito il turno in ufficio corro a prendere l'autobus per arrivare il prima possibile a casa e controllare il fantomatico cartoncino, che appartiene come pensavo ad un altro garage.

Ritorno mesta al parcheggio dove ho effettuato il pagamento e spiego la situazione al proprietario che capisce perfettamente quanto successo e giustifica così la persona presente la volta precedente : - Sai è nuovo, non conosce ancora tutti i clienti! -.
Diciamo che tra me e lui la combinazione è stata perfetta... ma non aggiungo altro perché ho necessità di scappare immediatamente all'altro garage: siamo in scadenza e mio padre è completamente all'oscuro di questa situazione!

Una volta lì, porgo i soldi e il cartoncino facendo la vaga: l'espressione del parcheggiatore scorgendo l'altro timbro è tra lo stupito e il confuso. Esclama: - Ma qui c'è...! -
- Sì, guardi è una lunga storia, potrebbe mettere il timbro del vostro garage lì accanto?-

Una volta portata a termine la missione finalmente chiamo mio padre per dargliene comunicazione:
- Ciao pà, sì tutto bene ...! Ti ricordi quella storia del timbro per il parcheggio?! Beh, questo mese ne troverai ben due... sei contento? Eh ... poi ti spiego! -





domenica 24 settembre 2017

Evento di classe con pizza

R. scova sempre eventi interessanti e stravaganti da proporre alla nostra comitiva di amici: sa bene quanto possa essere importante, dopo una settimana intensa di lavoro, fare qualcosa di diverso nel weekend.
Così, anche questa settimana passa in rassegna le opzioni: rispetto a ciò che precedentemente ci aveva proposto - aperitivi in barca sul fiume, prime di cortometraggi di registi indipendenti, festival di vario tipo, cinema e karaoke -, e tra gli eventi disponibili in circolazione, quel concerto di musica sinfonica con le colonne sonore dei film di Hollywood lo incuriosisce particolarmente.
Parte così l'organizzazione della serata: chi vuole venire? a che ora finite di lavorare? andiamo digiuni o 'già mangiati'? dobbiamo prenotare?, la chat di gruppo ormai prende vita e dopo un momento di disorganizzazione generale, finalmente riusciamo a metterci d'accordo.
Il posto non è vicinissimo, anzi: si trova al centro, nessuno di noi c'è mai stato e per arrivarci lasciamo la macchina parcheggiata lontano, per via della zona a traffico limitato. Il locale è all'aperto, subito dopo il parco che temerariamente attraversiamo nonostante il buio pesto e la gente poco raccomandabile che si aggira silenziosamente.
Quando raggiungiamo lo spiazzo e scorgiamo il posto, ogni perplessità svanisce: è un incanto, impeccabile, raffinato, illuminato con gusto. Ci rendiamo conto di essere fuori dal nostro contesto abituale, ma non ci facciamo intimidire.
R. è arrivato in netto anticipo, ha tenuto il tavolo occupato e concordato una sistemazione più confortevole con la cameriera. Nel corso della serata scopriamo che il tavolo però non era riservato a noi, ma ad un duca, che probabilmente alla fine ha deciso di non presenziare alla serata. Decidiamo comunque di conservargli un posto.
La prima cosa che chiediamo è da bere, la seconda qualcosa da mangiare.
Scopriamo che da mangiare non è rimasto niente, e dico niente: il buffet è stato preso d'assalto prima che arrivassimo e neanche patatine, olive e noccioline si sono salvate.
Nel frattempo l'orchestra inizia a suonare. La cornice è magica e decidiamo di prendere del vino e goderci la serata, ma la fame dopo un po' inizia a farsi sentire insieme al nostro disappunto: nessuno di noi ha cenato e, dopo la corsa fatta per arrivare in tempo, rimanere digiuni sembra proprio il colmo.
Una cosa detta per scherzo diventa allora un proposito per salvare la serata: perché non ordiniamo una pizza da asporto?!
R. sposa subito la causa e inizia a passare in rassegna ogni pizzeria in zona: molte però quando spiega dove siamo non sono disponibili a portare fin laggiù le pizze. Dopo una decina di telefonate, svoltesi con l'orchestra che suona in sottofondo e le nostre risate per la professionalità espressa da R. nel spiegare la situazione, finalmente riusciamo a trovarne una che accetta di effettuare la consegna, nonostante gli venga detto che non c'è nessun numero civico e nessun citofono a cui suonare, e che gli andremo incontro per strada per recuperare le pizze.
Nell'attesa bisogna escogitare un piano: una volta prese le pizze, noi ragazze non vogliamo di certo creare situazioni spiacevoli con il personale del locale mettendoci a mangiare le pizze lì al tavolo... sarebbe davvero sconveniente, e decidiamo di dividerci in gruppi per rifocillarci e tornare al nostro posto una volta finito. La situazione è già di per sé surreale, quando scorgiamo un ragazzo delle consegne che con grande fretta si aggira tra la gente fino a raggiungere il palco. Lo segue con una certa preoccupazione l'addetto alla sicurezza del locale che sembra aver avvertito gli altri colleghi. L'orchestra nel frattempo suona Somewhere over the rainbow.
Per salvare il giovane, R. mette in atto un vero e proprio scatto felino: raggiunge il ragazzo dall'altra parte del palco prima del personale di sicurezza e insieme si avviano verso la scalinata che conduce fuori dal locale. Un eroe.
In conclusione, la pizza si è rivelata particolarmente gustosa e possiamo dire di aver passato una serata assolutamente perfetta: lo scriveremo di certo nella recensione al locale... e alla pizzeria.

giovedì 6 luglio 2017

L'importanza del prendersi cura

- Signora, come si sente? -
- Abbastanza bene, dottore. Però, non posso mentire... io voglio morire. - 

Alzo gli occhi al cielo, spazientita, e cerco di incrociare il suo sguardo per farle capire che forse non è il caso di uscirsene con frasi del genere.

Il medico, sorridendo, le risponde paziente: - Cara signora, a saperlo mi sarei evitato questa visita a domicilio...! Adesso facciamo anche questo accertamento e vediamo com'è la situazione. Si sdrai, per favore...! -. Mia madre annuisce e si adagia sul letto. 

Socchiudo la porta per non disturbare e incontro mio fratello nel corridoio: - Lo sai cosa ha appena detto al dottore?! Che lei vuole morire...!- .
Lui alza le spalle e mi guarda come per dire "sai che novità?!".

La visita dura una buona mezz'ora, nel frattempo mio fratello mi chiede di aspettare il suo ritorno: deve correre a prendere il bimbo che esce da scuola.

Finita la visita rientro nella stanza e trovo mia madre intenta a rivestirsi in tutta fretta. - Il bambino, esce da scuola...è andato a prenderlo? - , mi chiede.
Le rispondo di sì, che a breve torneranno. 
Ma sono interessata a cosa deve dire il dottore, a com'è andata la visita e inizio a parlare con lui, mentre raccoglie e rimette a posto le sue cose. Nel dettaglio mi spiega la situazione: il cuore, la pressione, le analisi ...!

Ad un tratto mi accorgo dell'assenza di mia madre: deve essere sgattaiolata dalla stanza senza che ce ne accorgessimo.
Perplessa mi chiedo dove sia e contemporaneamente faccio in modo che il medico si avvii verso l'uscio, accompagnandolo, facendo finta di niente e continuando a fare domande. 

Dalla cucina all'improvviso arriva un piacevole odore di cucinato e fritto: apro la porta e la trovo intenta a buttare in padella delle gustose polpette:
- Mamma, scusa, ma il dottore sta andando via...! - 
- Ah sì, bene dottore! Arrivederci! Mi scusi se non l'accompagno, ma ho da cucinare per il nipotino che torna da scuola ... sarà affamato! -
Il medico la saluta e mi guarda divertito.

Sorrido anch'io, perché il prendersi cura di nipoti e figli rimane, nonostante tutto, una priorità assoluta.

lunedì 12 giugno 2017

Mistero


Ho curato una playlist di canzoni che sento spesso, ciascuna speciale per me. 
Molte di queste canzoni le abbiamo ascoltate insieme su formati diversi, prevalentemente in vinile o su musicassetta. E di musicassette ne abbiamo acquistate, ascoltate e consumate tante. Poi sono arrivati i cd.
Beh, sappi che adesso le stesse canzoni le ascolto in streaming, su internet… è una cosa strana zia, ti sorprenderebbe e ne saresti entusiasta: tutta la musica a portata di mano!
E a proposito, la musica in generale sembrava non bastasse mai: alcune canzoni le abbiamo anche registrate, strimpellate malamente alla chitarra, altre proposte durante le simulazioni di programmi in radio, curando classifiche e recensioni di album e raccontando scoop sugli artisti.

Troverai Gianna Nannini, Loredana Bertè, Edoardo Bennato, De Andrè, Battiato, Branduardi, Dalla, Venditti e molti altri, tra i quali anche Heather Parisi e Umberto Tozzi, che fanno molto anni ’80! J
Ma ti ricordi nel 1993 la canzone di Enrico Ruggeri, Mistero, presentata al festival di Sanremo?! Ci ha letteralmente conquistate, entrambe innamorate di lui e della sua grinta, di quella chitarra elettrica e di quella melodia che ricordava un carillon! Seppur la mia preferita tra le sue è sempre Polvere, mi piaceva tantissimo cantare Mistero con te, con il testo davanti, quello stampato sul retro della copertina della musicassetta, per non dimenticare le parole, cercando inutilmente di non alzare troppo la voce per non disturbare parenti e vicini alle 4 del pomeriggio.


Quell'album, La giostra della memoria, è stata una scoperta bellissima, così rock e melodico insieme, con la maggior parte dei successi del nostro caro Enrico rivisitati: come al solito finivo per chiederti la musicassetta in prestito, per ascoltarla sul mio mangiacassette da sola nella mia stanzetta, dove improvvisavo performance goffe davanti allo specchio, canticchiando con la spazzola in mano, fingendo che fosse il microfono.
Ma non sempre tu acconsentivi: ti piaceva avere le tue cose in ordine, a portata di mano e conservate gelosamente. 
Qualche volta ti confesso che l’ho presa di nascosto, e a dire il vero non è stata l’unica cosa che zitta zitta cercavo di portarti via per mezzo pomeriggio e che puntualmente rimettevo a posto il giorno seguente, senza farmi scoprire. L’elenco sarebbe lungo in effetti, passando dai libri ai cd, dalle riviste alle saponette a forma di cuore!
Immagino che tu te ne sia anche accorta.

Solo i dischi mi rimanevano preclusi, erano un tuo monopolio, anche se con gli anni ti è stato più facile lasciarmi gestire il giradischi, con il quale armeggiavo con cura sotto la tua supervisione per farti vedere che ero capace, che non volevo rovinare la puntina o rigare i dischi.
Ma tornando a Ruggeri, forse ci è sempre piaciuto molto più di Zucchero, di Venditti o di Vasco. E seppur ti piacesse, anche Ligabue lo abbiamo considerato un po’ un pivello a confronto…!
Lo so che poi crescendo ho rovinato un po’ le tue aspettative a causa del mio amore incondizionato, sbocciato improvvisamente, per Piero Pelù, anche chiamato amorevolmente da nonna ‘a scimmia’, ma ti ricordo che anche tu hai avuto delle defaillances, prima per Simon Le Bon, poi per Robbie Williams e, al di fuori della musica, per Torn di Beatiful.

È ora di pranzo, la domenica incalza. Quando mi manchi molto mi dedico all'ascolto e mi lascio un po’ cullare.

Ti bacio forte.

mercoledì 1 febbraio 2017

I gabbianelli e il gatto

Sono in piedi dalle cinque del mattino e mi tocca un viaggio per arrivare dall'altra parte della città, tra il traffico e i semafori, con l'ansia di arrivare in ritardo a scuola: la campanella suona alle otto meno dieci, devo trovare parcheggio, passare dalla sala professori per prendere il registro e correre in classe. 
Per fortuna arrivo in anticipo, trovo anche un posto nei paraggi: mi accollo le borse piene di libri e mi incammino a piedi. 
Ma sulla strada, vicino ai cassonetti della spazzatura, sento qualcosa, forse è stata solo un'impressione... e invece no, eccolo di nuovo: sembra proprio un miagolio!
Mi avvicino per capire precisamente da dove arriva. Sarà vicino al cassone del vetro o a quello dell'indifferenziata? Lo avranno buttato dentro? Sarà nascosto lì sotto?
Mentre pongo tutte queste domande a me stessa, una collega mi saluta e si ferma per chiedere cosa stia cercando. Si avvicina anche un'alunna che ha sentito come me il miagolio,  ed insieme rimaniamo a cercare il fantomatico gattino.
« Prof, non lo vedo! Ma deve essere qui...! Lo sente?»
Dopo qualche minuto ho un'illuminazione: vuoi vedere che il miagolio viene da un'altra parte?!
Alzo lo sguardo, e in corrispondenza dei cassonetti, ecco appollaiati sul lampione due gabbiani grassi, che si rintuzzano pigramente facendo un verso simile al miagolio che abbiamo appena udito. 

Non ci posso credere e mi viene solo da ridere. 
Alla ragazza e ai compagni, che nel frattempo si sono radunati per la curiosità, dico:
«Allora giovani, la giornata inizia alla grande! Non c'è nessun gattino, sono quei due lassù che fanno il verso!»
I ragazzi mi guardano perplessi, poi col naso all'insù osservano increduli i due gabbiani e scoppiano a ridere, dopo aver ascoltato di nuovo il più grasso dei due "miagolare". 
«Coraggio, andiamo in classe. Sta per suonare la campanella...! Ho la sensazione che tutti avremmo bisogno di un bel caffè per svegliarci.». e rivolgendomi ridendo alla studentessa, le dico, abbassando un po' il tono della voce: «Devo ammettere che abbiamo fatto una figura pessima, da vere rimbambite!». 
Lei evidentemente contrariata risponde: «Prof, sembrava davvero un gattino! E in ogni caso, secondo me è stato un bel gesto quello di fermarsi, perché vuol dire che siamo delle persone sensibili.».

lunedì 5 dicembre 2016

Il presepe

Sembrerà strano, ma il fascino del presepe per me è innegabile!
In realtà sono anni che non lo allestiamo con mio marito, infatti ci limitiamo ad addobbare un piccolo alberello in casa... quel tanto che serve per condividere un po' di atmosfera natalizia. 
Eppure ogni volta che mi trovo di fronte ad un presepe mi perdo: mi piace guardare i dettagli, le luci, il muschio, le parti in movimento, ed è sempre stato così, sin da quando ero bambina.
In famiglia abbiamo avuto l'abitudine di fare le cose in grande soprattutto per l'albero di Natale, e ogni anno c'era bisogno di una scala per riuscire a decorare le parti più in alto e porre in cima la stella. Ricordo che un anno abbiamo avuto in casa un abete di 3 metri e mezzo, una vera meraviglia!
Il presepe era importante ma più semplice da allestire: si procedeva senza molto sforzo a rivestire il tavolinetto, sul quale l'avremmo posto, con la carta verde per ricordare il prato, e la parete che faceva da sfondo veniva ricoperta con la carta raffigurante il cielo stellato; infine veniva posizionata la grotta ampia, predisposta ad accogliere i personaggi, le luci pronte e le casette in sughero già allineate. 
Il mio compito era quello di sistemare le statuine e la mia fantasia in questo non ha avuto mai limiti: i re magi ad esempio venivano spesso aiutati sulla strada per raggiungere la grotta da un gruppo di pastorelli molto vivaci che si intrattenevano con canzoni, cibo e vino. Ogni anno per il loro incontro si svolgeva una grande festa dove tutti erano invitati, anche il bue e l'asinello. 
Ricordo che uno dei pastorelli una volta, proprio a causa della sua distrazione e dei fumi del vino, finì per perdere il più piccolo degli agnellini, il mio prediletto, e disperato non raggiunse in tempo la grotta per festeggiare la nascita del Bambinello. 
Maria aveva dei grossi problemi a sopportare il freddo nella grotta e le signore del luogo portavano maglie e coperte per poterla aiutare; in più, lei aveva il privilegio di essere amica del meraviglioso angelo alto e snello che le stava sempre accanto e con il quale chiacchierava amabilmente di qualsiasi argomento. L'angelo indossava una tunica rosa e non ho mai compreso il perché di quel colore, oserei dire molto da Barbie.
Col passare degli anni si aggiunsero animali da cortile, altri personaggi importanti acquisiti per eredità dal presepe della nonna paterna, come il favoloso omone che portava i secchi dell'acqua e che rappresentava l'eroe nelle situazioni difficili che potevano venirsi a creare (un incendio, un improvviso temporale, ecc.), e poi arrivarono loro, i miei preferiti, tre zampognari allegri e rubicondi che diventarono subito amici di Giuseppe.
Tutto questo avveniva a casa mia naturalmente, e non poteva di certo succedere anche a casa di altri, per cui, soprattutto quando mi recavo dalla nonna materna e avevo a che fare con il presepe allestito dalla mia cara e amata zia, che all'epoca aveva non più di 20 anni, e che era particolarmente gelosa del suo operato riguardo a decorazioni natalizie e allestimenti vari, nasceva dunque una lunga discussione sul mio voler continuamente spostare anche i suoi Giuseppe, Maria e personaggi vari.
Come in tutti i bambini, questo atteggiamento mi spinse a continuare imperterrita a giocare, fino a quando un giorno trovai tutte le statuine incollate alla base e non mi fu possibile in nessun modo continuare ad utilizzarle per le mie avventure. 
Fu un giorno funesto, pieno di lacrime e di delusione.

mercoledì 9 novembre 2016

Escluso il cane

Lei era intelligente, bella, elegante e divertente. 
Il nostro primo appuntamento fu molto romantico: parlammo tanto e scoprimmo una dolce sintonia. La volta successiva decisi di portarla al cinema, perché condividevamo entrambi la passione per il grande schermo. Durante la visione del film ci fu un primo bacio molto intenso, che mi rapì il cuore. 
Sembrava potesse davvero funzionare perché incarnava l'ideale di donna che da tempo stavo cercando.
Al nostro terzo appuntamento, dopo una bella passeggiata al parco e una cena a lume di candela, mi invitò da lei, "Così conoscerai finalmente Bill!", mi disse.
Bill era il suo cagnolino, un piccolo yorkshire che mi aveva già descritto e mostrato in foto.
Ora, non ho niente contro i cani, ma devo ammettere che di solito non provano per me molta simpatia, e la maggior parte delle volte non faccio molto per piacergli.
L'incontro col piccolo di casa non vi nascondo che mi mise un po' di agitazione, e durante la salita in ascensore pregai perché non si ripetessero scene già vissute di latrati e ringhi nei miei confronti. Volevo fare una bella impressione al cane, perché sapevo che per lei era molto importante.
Ma successe dell'altro. 
Il cagnolino si mostrò molto affettuoso e docile con me, ma notai che ancor più affettuosa fu lei nei suoi confronti: quando vidi quei baci appassionati tra i due, per me fu davvero troppo. In sostanza, il pensare che la loro consuetudine avesse in qualche modo coinvolto anche la mia bocca, mi spinse a fare un passo indietro. E così con una scusa la salutai, augurandole una buona notte.
Non mi feci sentire per qualche giorno, pensando e ripensando a come poter rimediare alla situazione, trovare un compromesso, cercando di capire fino a che punto potessi spingermi. 
Finalmente decisi di parlarle. Fui sincero dall'inizio alla fine: le esposi tutte le mie paure ed i miei limiti, e le chiesi di rinunciare al cane per me.

Lei naturalmente scelse il cane.
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