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giovedì 26 luglio 2018

Confessioni di una studentessa universitaria

La premessa per potermi iscrivere a Filosofia fu l'impegno a diventare insegnante: mia madre in un primo pomeriggio caldo e afoso di giugno, mentre sistemava la cucina subito dopo pranzo, intimò che non mi avrebbe mai permesso di iniziare quel tipo di studi senza una prospettiva concreta di lavoro. Il patto era semplice: avrei dovuto sostenere gli esami necessari per l'insegnamento e non perdere tempo, per procedere dopo la laurea con l'abilitazione.
Col senno di poi capisco la sua preoccupazione: temeva probabilmente una deriva teorica, un allontanamento dalla realtà, senza sapere che solo grazie a quegli studi la mia r-esistenza sarebbe stata possibile in un mondo di precarietà, adattamento, pazienza e sopravvivenza, completamente diverso da quello che lei e mio padre hanno vissuto.
La seconda condizione era scegliere la sede più vicina a casa, perché economicamente non gravassi troppo sulla famiglia: anche questa "costrizione" fu la mia fortuna: un piccolo centro universitario dove trovai la mia casa per ben 8 anni e che mi manca molto per innumerevoli motivi.

Il mio primo esame fu un disastro: filosofia antica, un 21 allo scritto e una bocciatura all'orale per una risposta raffazzonata sulla fisica stoica. Scoprii solo in seguito che il docente in questione era uno dei mostri sacri dell'università, terrore per molti studenti che rischiavano di non laurearsi per i suoi esami. In quel momento però la delusione fu talmente grande da spingermi a mettere tutto in discussione, finanche mollare e valutare un altro percorso.
Il secondo esame però lo affrontai a muso duro, avevo bisogno di dare un senso alle cose: la morte aveva fatto irruzione nella nostra vita, portando via una persona alla quale tutti tenevamo, e sentivo che era giunto il momento di dimostrare responsabilità e buon senso. L'esame di Filosofia morale calzò a pennello: non ricordo molto del colloquio, solo che avevo bisogno di condividere quanto assimilato durante le lezioni e dallo studio dei testi. Fare i conti con Kant e prendere 30 è una bella soddisfazione.
Dopo quella prova fu un susseguirsi di corsi ed esami con pregi e difetti, portati a casa nonostante tutto con successo, perché il fine era quello di mantenere il passo, di non lasciare indietro niente e concludere in tempo il percorso. Nella foga però scoprivo quanto alcune materie mi andassero a genio, quanto affascinante fosse lo studio di alcuni testi e quanto rispetto nutrissi nei confronti di alcuni docenti, con i quali scelsi di frequentare corsi per due e anche tre annualità di seguito. Una grande vittoria personale fu proprio la filosofia antica che, dopo il superamento dell'esame a settembre con un poco soddisfacente 26, frequentai altre due volte approfondendo gli studi monografici su Aristotele, prima con il De anima e poi con la Metafisica.
Al secondo e al terzo anno scoprii due ambiti fondamentali per le mie ricerche, letteratura cristiana antica e filosofia delle religioni, che scelsi di affrontare e approfondire più volte insieme a filosofia morale. Lo studio della letteratura cristiana non era previsto nel piano di studi per noi studenti di filosofia, lo scoprimmo dopo aver seguito il corso e sostenuto l'esame: strano, soprattutto perché la parte monografica era su Agostino e le sue Confessioni! I misteri dell'organizzazione universitaria!
Di filosofia della religione non posso dire molto, se non che è stato un approfondimento continuo, una scoperta incessante per gli autori trattati nei vari anni dal docente. Il primo anno di corso ritrovai Feuerbach nella parte generale e ne appresi la complessità; ma la vera svolta fu la parte monografica del corso, dal titolo Religione e nichilismo: Stirner, Schopenhauer e Nietzsche! Dopo la frequenza assidua al corso, la preparazione per l'esame fu qualcosa di surreale, che associo sempre al concerto degli Iron maiden, svoltosi in quel frangente a Roma e al quale prendemmo parte: la lettura e lo studio della Genealogia della morale, de L'unico e le sue proprietà e de Il mondo come volontà e rappresentazione accompagnati da canzoni come Halloweed be thy name, o The trooper, li considero come esperienze trash ed esistenziali allo stesso tempo, che rifarei subito senza alcun dubbio.
A conclusione del colloquio d'esame, assodato il mio biasimo per Nietzsche - studiato con molta serietà nonostante tutto -, il prof chiese chi preferissi tra Schopenhauer e Stirner. Fu sorpreso e forse anche un po' deluso dal mio optare per Schopenhauer, e spiegai che il IV libro de Il mondo mi aveva molto colpita per il concetto di compassione e di giustizia universale: da uno come Schopenhauer una svolta del genere mi sembrò assolutamente straordinaria!

Ci sono altri esami che mi hanno lasciato molto, ad es. per l'approfondimento politico fondamentale furono i corsi di Storia del pensiero politico, soprattutto per il primo anno affrontammo lo studio delle maggiori teorie politiche del '900: appresi così dell'elitismo, dell'anarco-sindacalismo, del fascismo pre e post manifesto di San Sepolcro, e di Antonio Gramsci.
E se il programma di storia del pensiero scientifico, su le Meditazioni e Il discorso sul metodo di Cartesio non mi aveva coinvolta particolarmente, e anche il docente, a ragione, se ne accorse, l'esame di filosofia della scienza invece si rivelò una novità assoluta: relatività, convenzionalismo, filosofia e scienza intrecciate in un confronto ricchissimo nei primi vent'anni del '900!

Una menzione speciale la meritano i corsi di Linguaggi della musica contemporanea, che definirei quasi esperienze mistiche: un vero e proprio tuffo nella complessità del mondo artistico che il docente non ha mai mancato di arricchire con riferimenti all'antropologia culturale, alla filosofia della musica, alle arti in generale, passando dalla letteratura all'arte pittorica, attraverso l'architettura, il teatro e molto altro!

Spesso siamo chiamati a mettere in discussione quanto abbiamo fatto, i percorsi che abbiamo intrapreso: la società ci impone un'analisi cinica di queste esperienze, condizionandone il ricordo e relegandole all'inutilità, perché lontane dalla dimensione utilitarista del guadagno e della mera produzione. Personalmente non posso condividere questa visione, e metto per iscritto questi ricordi per comprendere meglio il valore di quegli anni e quanto davvero mi sono serviti.


domenica 18 marzo 2018

La recensione

Nel corso del nostro viaggio di nozze, la città più romantica del mondo ci ha riservato diverse sorprese. Non solo monumenti, tramonti fantastici e gite in battello. 
Ma procediamo con ordine. 
Si sa che per la buona riuscita di un viaggio in un paese straniero la programmazione dei posti da vedere e i ristoranti dove mangiare qualcosa di tipico, per degustare la cucina del luogo, sono fondamentali. Dopo una giornata intensa e una passeggiata nel luogo di spicco della città, quella sera programmammo una cena mozzafiato: il ristorante prescelto era quotatissimo sul web, con recensioni positive e foto invitanti, e sembrava il finale perfetto per la serata.
Il locale non molto grande, nei vicoli del quartiere più suggestivo, sin dai primi momenti di permanenza non lascia dubbi: cucina ottima, cortesia e molto molto romanticismo. Tra la luce delle candele accese sui tavoli, i bicchieri di vino e le portate che si susseguono, trascorriamo momenti piacevoli e la serata volge al termine con allegria e serenità, quando ad un tratto intravedo il proprietario del ristorante camminare nervoso avanti e indietro, blaterando parole incomprensibili in direzione della porta di accesso al locale. Dalla mia posizione, seduta al tavolo, sbircio per vedere meglio contro cosa o chi stia imprecando, mentre mio marito dà le spalle alla scena e solo guardando la mia espressione inorridita capisce che qualcosa non va.
Un grosso topo, delle dimensioni di un gatto direi, è infatti appena entrato nel locale e con fare deciso avanza attraversando la sala, non curante dell'umano che cerca in tutti i modi di ostacolarlo intimando maledizioni nella lingua autoctona. Il roditore sembra inoltre abbastanza innervosito da questa situazione e infastidito dalla nostra presenza, tanto più che nel percorrere il tragitto si ferma e mi guarda, per la serie : "E tu, che vuoi?".
Dopo questo momento di grande tensione emotiva, prosegue il suo cammino dritto dritto verso la cucina del ristorante, dando l'idea di conoscere perfettamente la strada.

Non ricordo di essere stata così male di stomaco come quella sera, e la raccomandazione che posso darvi per eventuali viaggi futuri è solo una: prediligete i locali con cucina a vista.

lunedì 9 ottobre 2017

Il timbro

Giorni fa mio padre, che al momento è fuori città, mi ha chiesto di passare a pagare il parcheggio coperto dove lascia la sua auto. Mi dice per telefono: - Ti ho lasciato il cartoncino sul mobile dell'ingresso. Ricordati di fargli mettere il timbro per attestare l'abbonamento mensile! - 

Dopo una giornata particolarmente intensa tra lavoro, commissioni e altro, mi reco convinta al garage.
Senza tante domande comunico la targa e pago l'importo al parcheggiatore che mi guarda perplesso. Specifico il modello dell'auto, ma lui non sembra molto convinto.
Alla mia richiesta di apportare il timbro sul cartoncino esclama: - Ah! Vuoi anche il timbro?! -
Certo! Mi sembra ovvio... di solito fate così...!

Ottenuto il timbro e la ricevuta, soddisfatta vado via.

Passano i giorni e non so come, una mattina sovviene un dubbio: ma vuoi vedere che l'auto si trova all'altro parcheggio vicino casa?! 
Devo aspettare tutta la giornata per avere la conferma di ciò che sospetto: finito il turno in ufficio corro a prendere l'autobus per arrivare il prima possibile a casa e controllare il fantomatico cartoncino, che appartiene come pensavo ad un altro garage.

Ritorno mesta al parcheggio dove ho effettuato il pagamento e spiego la situazione al proprietario che capisce perfettamente quanto successo e giustifica così la persona presente la volta precedente : - Sai è nuovo, non conosce ancora tutti i clienti! -.
Diciamo che tra me e lui la combinazione è stata perfetta... ma non aggiungo altro perché ho necessità di scappare immediatamente all'altro garage: siamo in scadenza e mio padre è completamente all'oscuro di questa situazione!

Una volta lì, porgo i soldi e il cartoncino facendo la vaga: l'espressione del parcheggiatore scorgendo l'altro timbro è tra lo stupito e il confuso. Esclama: - Ma qui c'è...! -
- Sì, guardi è una lunga storia, potrebbe mettere il timbro del vostro garage lì accanto?-

Una volta portata a termine la missione finalmente chiamo mio padre per dargliene comunicazione:
- Ciao pà, sì tutto bene ...! Ti ricordi quella storia del timbro per il parcheggio?! Beh, questo mese ne troverai ben due... sei contento? Eh ... poi ti spiego! -





domenica 24 settembre 2017

Evento di classe con pizza

R. scova sempre eventi interessanti e stravaganti da proporre alla nostra comitiva di amici: sa bene quanto possa essere importante, dopo una settimana intensa di lavoro, fare qualcosa di diverso nel weekend.
Così, anche questa settimana passa in rassegna le opzioni: rispetto a ciò che precedentemente ci aveva proposto - aperitivi in barca sul fiume, prime di cortometraggi di registi indipendenti, festival di vario tipo, cinema e karaoke -, e tra gli eventi disponibili in circolazione, quel concerto di musica sinfonica con le colonne sonore dei film di Hollywood lo incuriosisce particolarmente.
Parte così l'organizzazione della serata: chi vuole venire? a che ora finite di lavorare? andiamo digiuni o 'già mangiati'? dobbiamo prenotare?, la chat di gruppo ormai prende vita e dopo un momento di disorganizzazione generale, finalmente riusciamo a metterci d'accordo.
Il posto non è vicinissimo, anzi: si trova al centro, nessuno di noi c'è mai stato e per arrivarci lasciamo la macchina parcheggiata lontano, per via della zona a traffico limitato. Il locale è all'aperto, subito dopo il parco che temerariamente attraversiamo nonostante il buio pesto e la gente poco raccomandabile che si aggira silenziosamente.
Quando raggiungiamo lo spiazzo e scorgiamo il posto, ogni perplessità svanisce: è un incanto, impeccabile, raffinato, illuminato con gusto. Ci rendiamo conto di essere fuori dal nostro contesto abituale, ma non ci facciamo intimidire.
R. è arrivato in netto anticipo, ha tenuto il tavolo occupato e concordato una sistemazione più confortevole con la cameriera. Nel corso della serata scopriamo che il tavolo però non era riservato a noi, ma ad un duca, che probabilmente alla fine ha deciso di non presenziare alla serata. Decidiamo comunque di conservargli un posto.
La prima cosa che chiediamo è da bere, la seconda qualcosa da mangiare.
Scopriamo che da mangiare non è rimasto niente, e dico niente: il buffet è stato preso d'assalto prima che arrivassimo e neanche patatine, olive e noccioline si sono salvate.
Nel frattempo l'orchestra inizia a suonare. La cornice è magica e decidiamo di prendere del vino e goderci la serata, ma la fame dopo un po' inizia a farsi sentire insieme al nostro disappunto: nessuno di noi ha cenato e, dopo la corsa fatta per arrivare in tempo, rimanere digiuni sembra proprio il colmo.
Una cosa detta per scherzo diventa allora un proposito per salvare la serata: perché non ordiniamo una pizza da asporto?!
R. sposa subito la causa e inizia a passare in rassegna ogni pizzeria in zona: molte però quando spiega dove siamo non sono disponibili a portare fin laggiù le pizze. Dopo una decina di telefonate, svoltesi con l'orchestra che suona in sottofondo e le nostre risate per la professionalità espressa da R. nel spiegare la situazione, finalmente riusciamo a trovarne una che accetta di effettuare la consegna, nonostante gli venga detto che non c'è nessun numero civico e nessun citofono a cui suonare, e che gli andremo incontro per strada per recuperare le pizze.
Nell'attesa bisogna escogitare un piano: una volta prese le pizze, noi ragazze non vogliamo di certo creare situazioni spiacevoli con il personale del locale mettendoci a mangiare le pizze lì al tavolo... sarebbe davvero sconveniente, e decidiamo di dividerci in gruppi per rifocillarci e tornare al nostro posto una volta finito. La situazione è già di per sé surreale, quando scorgiamo un ragazzo delle consegne che con grande fretta si aggira tra la gente fino a raggiungere il palco. Lo segue con una certa preoccupazione l'addetto alla sicurezza del locale che sembra aver avvertito gli altri colleghi. L'orchestra nel frattempo suona Somewhere over the rainbow.
Per salvare il giovane, R. mette in atto un vero e proprio scatto felino: raggiunge il ragazzo dall'altra parte del palco prima del personale di sicurezza e insieme si avviano verso la scalinata che conduce fuori dal locale. Un eroe.
In conclusione, la pizza si è rivelata particolarmente gustosa e possiamo dire di aver passato una serata assolutamente perfetta: lo scriveremo di certo nella recensione al locale... e alla pizzeria.

giovedì 6 luglio 2017

L'importanza del prendersi cura

- Signora, come si sente? -
- Abbastanza bene, dottore. Però, non posso mentire... io voglio morire. - 

Alzo gli occhi al cielo, spazientita, e cerco di incrociare il suo sguardo per farle capire che forse non è il caso di uscirsene con frasi del genere.

Il medico, sorridendo, le risponde paziente: - Cara signora, a saperlo mi sarei evitato questa visita a domicilio...! Adesso facciamo anche questo accertamento e vediamo com'è la situazione. Si sdrai, per favore...! -. Mia madre annuisce e si adagia sul letto. 

Socchiudo la porta per non disturbare e incontro mio fratello nel corridoio: - Lo sai cosa ha appena detto al dottore?! Che lei vuole morire...!- .
Lui alza le spalle e mi guarda come per dire "sai che novità?!".

La visita dura una buona mezz'ora, nel frattempo mio fratello mi chiede di aspettare il suo ritorno: deve correre a prendere il bimbo che esce da scuola.

Finita la visita rientro nella stanza e trovo mia madre intenta a rivestirsi in tutta fretta. - Il bambino, esce da scuola...è andato a prenderlo? - , mi chiede.
Le rispondo di sì, che a breve torneranno. 
Ma sono interessata a cosa deve dire il dottore, a com'è andata la visita e inizio a parlare con lui, mentre raccoglie e rimette a posto le sue cose. Nel dettaglio mi spiega la situazione: il cuore, la pressione, le analisi ...!

Ad un tratto mi accorgo dell'assenza di mia madre: deve essere sgattaiolata dalla stanza senza che ce ne accorgessimo.
Perplessa mi chiedo dove sia e contemporaneamente faccio in modo che il medico si avvii verso l'uscio, accompagnandolo, facendo finta di niente e continuando a fare domande. 

Dalla cucina all'improvviso arriva un piacevole odore di cucinato e fritto: apro la porta e la trovo intenta a buttare in padella delle gustose polpette:
- Mamma, scusa, ma il dottore sta andando via...! - 
- Ah sì, bene dottore! Arrivederci! Mi scusi se non l'accompagno, ma ho da cucinare per il nipotino che torna da scuola ... sarà affamato! -
Il medico la saluta e mi guarda divertito.

Sorrido anch'io, perché il prendersi cura di nipoti e figli rimane, nonostante tutto, una priorità assoluta.

lunedì 12 giugno 2017

Mistero


Ho curato una playlist di canzoni che sento spesso, ciascuna speciale per me. 
Molte di queste canzoni le abbiamo ascoltate insieme su formati diversi, prevalentemente in vinile o su musicassetta. E di musicassette ne abbiamo acquistate, ascoltate e consumate tante. Poi sono arrivati i cd.
Beh, sappi che adesso le stesse canzoni le ascolto in streaming, su internet… è una cosa strana zia, ti sorprenderebbe e ne saresti entusiasta: tutta la musica a portata di mano!
E a proposito, la musica in generale sembrava non bastasse mai: alcune canzoni le abbiamo anche registrate, strimpellate malamente alla chitarra, altre proposte durante le simulazioni di programmi in radio, curando classifiche e recensioni di album e raccontando scoop sugli artisti.

Troverai Gianna Nannini, Loredana Bertè, Edoardo Bennato, De Andrè, Battiato, Branduardi, Dalla, Venditti e molti altri, tra i quali anche Heather Parisi e Umberto Tozzi, che fanno molto anni ’80! J
Ma ti ricordi nel 1993 la canzone di Enrico Ruggeri, Mistero, presentata al festival di Sanremo?! Ci ha letteralmente conquistate, entrambe innamorate di lui e della sua grinta, di quella chitarra elettrica e di quella melodia che ricordava un carillon! Seppur la mia preferita tra le sue è sempre Polvere, mi piaceva tantissimo cantare Mistero con te, con il testo davanti, quello stampato sul retro della copertina della musicassetta, per non dimenticare le parole, cercando inutilmente di non alzare troppo la voce per non disturbare parenti e vicini alle 4 del pomeriggio.


Quell'album, La giostra della memoria, è stata una scoperta bellissima, così rock e melodico insieme, con la maggior parte dei successi del nostro caro Enrico rivisitati: come al solito finivo per chiederti la musicassetta in prestito, per ascoltarla sul mio mangiacassette da sola nella mia stanzetta, dove improvvisavo performance goffe davanti allo specchio, canticchiando con la spazzola in mano, fingendo che fosse il microfono.
Ma non sempre tu acconsentivi: ti piaceva avere le tue cose in ordine, a portata di mano e conservate gelosamente. 
Qualche volta ti confesso che l’ho presa di nascosto, e a dire il vero non è stata l’unica cosa che zitta zitta cercavo di portarti via per mezzo pomeriggio e che puntualmente rimettevo a posto il giorno seguente, senza farmi scoprire. L’elenco sarebbe lungo in effetti, passando dai libri ai cd, dalle riviste alle saponette a forma di cuore!
Immagino che tu te ne sia anche accorta.

Solo i dischi mi rimanevano preclusi, erano un tuo monopolio, anche se con gli anni ti è stato più facile lasciarmi gestire il giradischi, con il quale armeggiavo con cura sotto la tua supervisione per farti vedere che ero capace, che non volevo rovinare la puntina o rigare i dischi.
Ma tornando a Ruggeri, forse ci è sempre piaciuto molto più di Zucchero, di Venditti o di Vasco. E seppur ti piacesse, anche Ligabue lo abbiamo considerato un po’ un pivello a confronto…!
Lo so che poi crescendo ho rovinato un po’ le tue aspettative a causa del mio amore incondizionato, sbocciato improvvisamente, per Piero Pelù, anche chiamato amorevolmente da nonna ‘a scimmia’, ma ti ricordo che anche tu hai avuto delle defaillances, prima per Simon Le Bon, poi per Robbie Williams e, al di fuori della musica, per Torn di Beatiful.

È ora di pranzo, la domenica incalza. Quando mi manchi molto mi dedico all'ascolto e mi lascio un po’ cullare.

Ti bacio forte.

mercoledì 1 febbraio 2017

I gabbianelli e il gatto

Sono in piedi dalle cinque del mattino e mi tocca un viaggio per arrivare dall'altra parte della città, tra il traffico e i semafori, con l'ansia di arrivare in ritardo a scuola: la campanella suona alle otto meno dieci, devo trovare parcheggio, passare dalla sala professori per prendere il registro e correre in classe. 
Per fortuna arrivo in anticipo, trovo anche un posto nei paraggi: mi accollo le borse piene di libri e mi incammino a piedi. 
Ma sulla strada, vicino ai cassonetti della spazzatura, sento qualcosa, forse è stata solo un'impressione... e invece no, eccolo di nuovo: sembra proprio un miagolio!
Mi avvicino per capire precisamente da dove arriva. Sarà vicino al cassone del vetro o a quello dell'indifferenziata? Lo avranno buttato dentro? Sarà nascosto lì sotto?
Mentre pongo tutte queste domande a me stessa, una collega mi saluta e si ferma per chiedere cosa stia cercando. Si avvicina anche un'alunna che ha sentito come me il miagolio,  ed insieme rimaniamo a cercare il fantomatico gattino.
« Prof, non lo vedo! Ma deve essere qui...! Lo sente?»
Dopo qualche minuto ho un'illuminazione: vuoi vedere che il miagolio viene da un'altra parte?!
Alzo lo sguardo, e in corrispondenza dei cassonetti, ecco appollaiati sul lampione due gabbiani grassi, che si rintuzzano pigramente facendo un verso simile al miagolio che abbiamo appena udito. 

Non ci posso credere e mi viene solo da ridere. 
Alla ragazza e ai compagni, che nel frattempo si sono radunati per la curiosità, dico:
«Allora giovani, la giornata inizia alla grande! Non c'è nessun gattino, sono quei due lassù che fanno il verso!»
I ragazzi mi guardano perplessi, poi col naso all'insù osservano increduli i due gabbiani e scoppiano a ridere, dopo aver ascoltato di nuovo il più grasso dei due "miagolare". 
«Coraggio, andiamo in classe. Sta per suonare la campanella...! Ho la sensazione che tutti avremmo bisogno di un bel caffè per svegliarci.». e rivolgendomi ridendo alla studentessa, le dico, abbassando un po' il tono della voce: «Devo ammettere che abbiamo fatto una figura pessima, da vere rimbambite!». 
Lei evidentemente contrariata risponde: «Prof, sembrava davvero un gattino! E in ogni caso, secondo me è stato un bel gesto quello di fermarsi, perché vuol dire che siamo delle persone sensibili.».

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