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giovedì 6 luglio 2017

L'importanza della cura

- Signora, come si sente? -
- Abbastanza bene, dottore. Però, non posso mentire... io voglio morire. - 

Alzo gli occhi al cielo, spazientita, e cerco di incrociare il suo sguardo per farle capire che forse non è il caso di uscirsene con frasi del genere.

Il medico, sorridendo, le risponde paziente: - Cara signora, a saperlo mi sarei evitato questa visita a domicilio...! Adesso facciamo anche questo accertamento e vediamo com'è la situazione. Si sdrai, per favore...! -. Mia madre annuisce e si adagia sul letto. 

Socchiudo la porta per non disturbare e incontro mio fratello nel corridoio: - Lo sai cosa ha appena detto al dottore?! Che lei vuole morire...!- .
Lui alza le spalle e mi guarda come per dire "sai che novità?!".

La visita dura una buona mezz'ora, nel frattempo mio fratello mi chiede di aspettare il suo ritorno: deve correre a prendere il bimbo che esce da scuola.

Finita la visita rientro nella stanza e trovo mia madre intenta a rivestirsi in tutta fretta. - Il bambino, esce da scuola...è andato a prenderlo? - , mi chiede.
Le rispondo di sì, che a breve torneranno. 
Ma sono interessata a cosa deve dire il dottore, a com'è andata la visita e inizio a parlare con lui, mentre raccoglie e rimette a posto le sue cose. Nel dettaglio mi spiega la situazione: il cuore, la pressione, le analisi ...!

Ad un tratto mi accorgo dell'assenza di mia madre: deve essere sgattaiolata dalla stanza senza che ce ne accorgessimo.
Perplessa mi chiedo dove sia e contemporaneamente faccio in modo che il medico si avvii verso l'uscio, accompagnandolo, facendo finta di niente e continuando a fare domande. 

Dalla cucina all'improvviso arriva un piacevole odore di cucinato e fritto: apro la porta e la trovo intenta a buttare in padella delle gustose polpette:
- Mamma, scusa, ma il dottore sta andando via...! - 
- Ah sì, bene dottore! Arrivederci! Mi scusi se non l'accompagno, ma ho da cucinare per il nipotino che torna da scuola ... sarà affamato! -
Il medico la saluta e mi guarda divertito.

Sorrido anch'io, perché il prendersi cura di nipoti e figli rimane, nonostante tutto, una priorità assoluta.

lunedì 12 giugno 2017

Mistero


Ho curato una playlist di canzoni che sento spesso, ciascuna speciale per me. 
Molte di queste canzoni - soprattutto italiane perché in inglese ti veniva difficile cantare e preferivi capire perfettamente il testo per interpretarlo al meglio -, le abbiamo ascoltate insieme su formati diversi, prevalentemente in vinile o su musicassetta. E di musicassette ne abbiamo acquistate, ascoltate e consumate tante. Poi sono arrivati i cd.
Beh, sappi che adesso le stesse canzoni le ascolto in streaming, su internet… è una cosa strana zia, ti sorprenderebbe e ne saresti entusiasta: tutta la musica a portata di mano!
E a proposito, la musica in generale sembrava non bastasse mai: alcune canzoni le abbiamo anche registrate, strimpellate malamente alla chitarra, altre proposte durante le simulazioni di programmi in radio, curando classifiche e recensioni di album e raccontando scoop sugli artisti.

Troverai Gianna Nannini, Loredana Bertè, Edoardo Bennato, De Andrè, Battiato, Branduardi, Dalla, Venditti e molti altri, tra i quali anche Heather Parisi e Umberto Tozzi, che fanno molto anni ’80! J
Ma ti ricordi nel 1993 la canzone di Enrico Ruggeri, Mistero, presentata al festival di Sanremo?! Ci ha letteralmente conquistate, entrambe innamorate di lui e della sua grinta, di quella chitarra elettrica e di quella melodia che ricordava un carillon! Seppur la mia preferita tra le sue è sempre Polvere, mi piaceva tantissimo cantare Mistero con te, con il testo davanti, quello stampato sul retro della copertina della musicassetta, per non dimenticare le parole, cercando inutilmente di non alzare troppo la voce per non disturbare parenti e vicini alle 4 del pomeriggio.


Quell'album, La giostra della memoria, è stata una scoperta bellissima, così rock e melodico insieme, con la maggior parte dei successi del nostro caro Enrico rivisitati: come al solito finivo per chiederti la musicassetta in prestito, per ascoltarla sul mio mangiacassette da sola nella mia stanzetta, dove improvvisavo performance goffe davanti allo specchio, canticchiando con la spazzola in mano, fingendo che fosse il microfono.
Ma non sempre tu acconsentivi: ti piaceva avere le tue cose in ordine, a portata di mano e conservate gelosamente. 
Qualche volta ti confesso che l’ho presa di nascosto, e a dire il vero non è stata l’unica cosa che zitta zitta cercavo di portarti via per mezzo pomeriggio e che puntualmente rimettevo a posto il giorno seguente, senza farmi scoprire. L’elenco sarebbe lungo in effetti, passando dai libri ai cd, dalle riviste alle saponette a forma di cuore!
Immagino che tu te ne sia anche accorta.

Solo i dischi mi rimanevano preclusi, erano un tuo monopolio, anche se con gli anni ti è stato più facile lasciarmi gestire il giradischi, con il quale armeggiavo con cura sotto la tua supervisione per farti vedere che ero capace, che non volevo rovinare la puntina o rigare i dischi.
Ma tornando a Ruggeri, forse ci è sempre piaciuto molto più di Zucchero, di Venditti o di Vasco. E seppur ti piacesse, anche Ligabue lo abbiamo considerato un po’ un pivello a confronto…!
Lo so che poi crescendo ho rovinato un po’ le tue aspettative a causa del mio amore incondizionato, sbocciato improvvisamente, per Piero Pelù, anche chiamato amorevolmente da nonna ‘a scimmia’, ma ti ricordo che anche tu hai avuto delle defaillances, prima per Simon Le Bon, poi per Robbie Williams e, al di fuori della musica, per Torn di Beatiful.

È ora di pranzo, la domenica incalza. Questo elenco di canzoni lo condivido qui, per farti sapere che quando mi manchi molto mi dedico all'ascolto e mi lascio un po’ cullare.

Ti bacio forte.

mercoledì 1 febbraio 2017

I gabbianelli e il gatto

Sono in piedi dalle cinque del mattino e mi tocca un viaggio per arrivare dall'altra parte della città, tra il traffico e i semafori, con l'ansia di arrivare in ritardo a scuola: la campanella suona alle otto meno dieci, devo trovare parcheggio, passare dalla sala professori per prendere il registro e correre in classe. 
Per fortuna arrivo in anticipo, trovo anche un posto nei paraggi: mi accollo le borse piene di libri e mi incammino a piedi. 
Ma sulla strada, vicino ai cassonetti della spazzatura, sento qualcosa, forse è stata solo un'impressione... e invece no, eccolo di nuovo: sembra proprio un miagolio!
Mi avvicino per capire precisamente da dove arriva. Sarà vicino al cassone del vetro o a quello dell'indifferenziata? Lo avranno buttato dentro? Sarà nascosto lì sotto?
Mentre pongo tutte queste domande a me stessa, una collega mi saluta e si ferma per chiedere cosa stia cercando. Si avvicina anche un'alunna che ha sentito come me il miagolio,  ed insieme rimaniamo a cercare il fantomatico gattino.
« Prof, non lo vedo! Ma deve essere qui...! Lo sente?»
Dopo qualche minuto ho un'illuminazione: vuoi vedere che il miagolio viene da un'altra parte?!
Alzo lo sguardo, e in corrispondenza dei cassonetti, ecco appollaiati sul lampione due gabbiani grassi, che si rintuzzano pigramente facendo un verso simile al miagolio che abbiamo appena udito. 

Non ci posso credere e mi viene solo da ridere. 
Alla ragazza e ai compagni, che nel frattempo si sono radunati per la curiosità, dico:
«Allora giovani, la giornata inizia alla grande! Non c'è nessun gattino, sono quei due lassù che fanno il verso!»
I ragazzi mi guardano perplessi, poi col naso all'insù osservano increduli i due gabbiani e scoppiano a ridere, dopo aver ascoltato di nuovo il più grasso dei due "miagolare". 
«Coraggio, andiamo in classe. Sta per suonare la campanella...! Ho la sensazione che tutti avremmo bisogno di un bel caffè per svegliarci.». e rivolgendomi ridendo alla studentessa, le dico, abbassando un po' il tono della voce: «Devo ammettere che abbiamo fatto una figura pessima, da vere rimbambite!». 
Lei evidentemente contrariata risponde: «Prof, sembrava davvero un gattino! E in ogni caso, secondo me è stato un bel gesto quello di fermarsi, perché vuol dire che siamo delle persone sensibili.».

lunedì 5 dicembre 2016

Il presepe

Sembrerà strano, ma il fascino del presepe per me è innegabile!
In realtà sono anni che non lo allestiamo con mio marito, infatti ci limitiamo ad addobbare un piccolo alberello in casa... quel tanto che serve per condividere un po' di atmosfera natalizia. 
Eppure ogni volta che mi trovo di fronte ad un presepe mi perdo: mi piace guardare i dettagli, le luci, il muschio, le parti in movimento, ed è sempre stato così, sin da quando ero bambina.
In famiglia abbiamo avuto l'abitudine di fare le cose in grande soprattutto per l'albero di Natale, e ogni anno c'era bisogno di una scala per riuscire a decorare le parti più in alto e porre in cima la stella. Ricordo che un anno abbiamo avuto in casa un abete di 3 metri e mezzo, una vera meraviglia!
Il presepe era importante ma più semplice da allestire: si procedeva senza molto sforzo a rivestire il tavolinetto, sul quale l'avremmo posto, con la carta verde per ricordare il prato, e la parete che faceva da sfondo veniva ricoperta con la carta raffigurante il cielo stellato; infine veniva posizionata la grotta ampia, predisposta ad accogliere i personaggi, le luci pronte e le casette in sughero già allineate. 
Il mio compito era quello di sistemare le statuine e la mia fantasia in questo non ha avuto mai limiti: i re magi ad esempio venivano spesso aiutati sulla strada per raggiungere la grotta da un gruppo di pastorelli molto vivaci che si intrattenevano con canzoni, cibo e vino. Ogni anno per il loro incontro si svolgeva una grande festa dove tutti erano invitati, anche il bue e l'asinello. 
Ricordo che uno dei pastorelli una volta, proprio a causa della sua distrazione e dei fumi del vino, finì per perdere il più piccolo degli agnellini, il mio prediletto, e disperato non raggiunse in tempo la grotta per festeggiare la nascita del Bambinello. 
Maria aveva dei grossi problemi a sopportare il freddo nella grotta e le signore del luogo portavano maglie e coperte per poterla aiutare; in più, lei aveva il privilegio di essere amica del meraviglioso angelo alto e snello che le stava sempre accanto e con il quale chiacchierava amabilmente di qualsiasi argomento. L'angelo indossava una tunica rosa e non ho mai compreso il perché di quel colore, oserei dire molto da Barbie.
Col passare degli anni si aggiunsero animali da cortile, altri personaggi importanti acquisiti per eredità dal presepe della nonna paterna, come il favoloso omone che portava i secchi dell'acqua e che rappresentava l'eroe nelle situazioni difficili che potevano venirsi a creare (un incendio, un improvviso temporale, ecc.), e poi arrivarono loro, i miei preferiti, tre zampognari allegri e rubicondi che diventarono subito amici di Giuseppe.
Tutto questo avveniva a casa mia naturalmente, e non poteva di certo succedere anche a casa di altri, per cui, soprattutto quando mi recavo dalla nonna materna e avevo a che fare con il presepe allestito dalla mia cara e amata zia, che all'epoca aveva non più di 20 anni, e che era particolarmente gelosa del suo operato riguardo a decorazioni natalizie e allestimenti vari, nasceva dunque una lunga discussione sul mio voler continuamente spostare anche i suoi Giuseppe, Maria e personaggi vari.
Come in tutti i bambini, questo atteggiamento mi spinse a continuare imperterrita a giocare, fino a quando un giorno trovai tutte le statuine incollate alla base e non mi fu possibile in nessun modo continuare ad utilizzarle per le mie avventure. 
Fu un giorno funesto, pieno di lacrime e di delusione.

mercoledì 9 novembre 2016

Escluso il cane

Lei era intelligente, bella, elegante e divertente. 
Il nostro primo appuntamento fu molto romantico: parlammo tanto e scoprimmo una dolce sintonia. La volta successiva decisi di portarla al cinema, perché condividevamo entrambi la passione per il grande schermo. Durante la visione del film ci fu un primo bacio molto intenso, che mi rapì il cuore. 
Sembrava potesse davvero funzionare perché incarnava l'ideale di donna che da tempo stavo cercando.
Al nostro terzo appuntamento, dopo una bella passeggiata al parco e una cena a lume di candela, mi invitò da lei, "Così conoscerai finalmente Bill!", mi disse.
Bill era il suo cagnolino, un piccolo yorkshire che mi aveva già descritto e mostrato in foto.
Ora, non ho niente contro i cani, ma devo ammettere che di solito non provano per me molta simpatia, e la maggior parte delle volte non faccio molto per piacergli.
L'incontro col piccolo di casa non vi nascondo che mi mise un po' di agitazione, e durante la salita in ascensore pregai perché non si ripetessero scene già vissute di latrati e ringhi nei miei confronti. Volevo fare una bella impressione al cane, perché sapevo che per lei era molto importante.
Ma successe dell'altro. 
Il cagnolino si mostrò molto affettuoso e docile con me, ma notai che ancor più affettuosa fu lei nei suoi confronti: quando vidi quei baci appassionati tra i due, per me fu davvero troppo. In sostanza, il pensare che la loro consuetudine avesse in qualche modo coinvolto anche la mia bocca, mi spinse a fare un passo indietro. E così con una scusa la salutai, augurandole una buona notte.
Non mi feci sentire per qualche giorno, pensando e ripensando a come poter rimediare alla situazione, trovare un compromesso, cercando di capire fino a che punto potessi spingermi. 
Finalmente decisi di parlarle. Fui sincero dall'inizio alla fine: le esposi tutte le mie paure ed i miei limiti, e le chiesi di rinunciare al cane per me.

Lei naturalmente scelse il cane.

mercoledì 2 novembre 2016

L'eroe

Mi hanno raccontato una vicenda che ha come protagonista un ragazzo prestante, fanatico della forma fisica e di bell'aspetto.
Un giorno, guidando la sua macchina in città, si imbatté in un tamponamento avvenuto tra due auto. I conducenti e i passeggeri, un ragazzo e due ragazze, si trovavano nel mezzo della carreggiata intenti a discutere sull'accaduto. Il traffico per forza di cose risultava rallentato, sino a quando non fecero capolino la municipale e la polizia stradale che, con non poche difficoltà, raggiunsero il luogo dell'incidente. Nel compiere il tragitto a sirene spiegate, le vetture ricavarono un varco che immediatamente uno degli automobilisti bloccati nel traffico decise di intraprendere per mettere fine alla sua attesa: l'uomo o la donna al volante - dalla sua prospettiva il giovane non riuscì a distinguerlo, vista la velocità con cui procedeva - non si fece scrupoli a zigzagare tra le macchine in coda a tutta velocità, e nello sfrecciare accanto alle vetture coinvolte nel sinistro rischiò di investire le due ragazze, che fortunatamente ebbero la prontezza di scansarsi dalla strada, finendo comunque a terra.

In pochi secondi la vista del nostro amico si annebbiò, una rabbia incontenibile lo pervase e lo spinse ad ingranare la marcia e cominciare un inseguimento. Fu talmente rapido da lasciare stupite anche le forze dell'ordine, che in tutto questo avevano da constatare lo stato di salute delle due giovani e prestare soccorso.

Il giovane si lanciò nella corsa per raggiungere quest'auto con una foga mai vista, tallonando senza scampo il malcapitato autista del veicolo: il guidatore non ci mise molto ad accorgersi di essere seguito, e per non far mancare nulla a questa splendida vicenda, decise di non cedere e accelerò ancora di più l'andatura.

L'inseguimento fu lungo e particolarmente pericoloso, accompagnato da una serie di improperi che potete immaginare e che non ripeteremo. Dal centro città si spostarono sulla strada provinciale, fino ad arrivare in una località ignota, che aveva tutta l'aria di una zona di campagna: le strade erano mal messe, l'auto che procedeva a tutta velocità balzava tra una buca e l'altra. 

D'un tratto però nella foga si fece largo un pensiero che lo fece rallentare: la pancia borbottò, il sole stava calando, l'orologio indicava la prossimità dell'ora di cena.
Il ragazzo accostò sul ciglio della strada fermando il motore, e mentre scorgeva l'auto rivale scomparire oltre la curva, regalò a quel dannatissimo pirata della strada queste parole solenni: - Ti sei salvato, ho troppa fame per continuare a venirti dietro, ma ti ritroverò e non la passerai liscia!-.

Rimise in moto e facendo inversione ad 'u', si incamminò soddisfatto verso casa.

domenica 9 ottobre 2016

Maledetti straordinari!

Credo che a tutti sia capitato di fare degli straordinari. Conosco amici che lavorano persino sabato e domenica per concludere dei progetti, altri che allungano la giornata lavorativa rimanendo qualche ora in più in servizio se lo richiede l'azienda. Il mondo del lavoro è talmente contorto in questo periodo che, se vuoi tenerti caro il tuo posto, spesso devi anche accettare di rincasare alle 10 di sera passate. 
Io lavoro per un' importantissima azienda privata della quale purtroppo non posso fornirvi ulteriori dettagli. Vi basti sapere che anche nel mio ufficio spesso e volentieri è necessario rimanere qualche ora in più per non trovarsi affogati di lavoro il giorno dopo. L'alternativa è portarsi i problemi a casa e rovinarsi la serata o la nottata.
Qualche anno fa la mia azienda aveva subito diversi furti e aveva rafforzato i sistemi di sicurezza, con annesse guardie, per cercare di limitare tali eventi disdicevoli. In quel periodo io e un mio collega eravamo oberati dalla consegna imminente di alcuni dati, e capitò che un lunedì sera ci attardammo fino alle 22 in sede: visto l'orario e non potendo resistere ulteriormente seduti davanti allo schermo del computer, decidemmo di chiudere tutto, sistemare le nostre cose e abbandonare l'ufficio. Nello stabile probabilmente eravamo rimasti solo noi, pensammo e ridemmo molto di questo, per sdrammatizzare, biasimando i nostri cari colleghi che amorevolmente ci avevano regalato quella patata bollente da consegnare a breve.
Prima di prendere la mia borsa andai al bagno sul piano, mi lavai le mani e mi guardai allo specchio: avevo la faccia stanca, solcata dalle occhiaie. Avevo fame soprattutto e rientrato nella stanza proposi al mio collega di fermarci al pub vicino la metro.
L'ufficio era ancora completamente illuminato, ma silenzioso e quasi rilassante, molto diverso da come si presentava durante il giorno, pieno di gente impegnata a correre da un lato all'altro del piano.
Con tranquillità decidemmo di non prendere l'ascensore ed imboccammo le scale per scendere... due piani e poi finalmente il piano terra. Stavo per mettere il piede sull'ultimo gradino quando udii dei rumori: passi, anzi qualcuno in corsa, movimenti veloci e poi più di un 'Ci-cik'. Quei suoni mi fecero rabbrividire. Mi fermai immediatamente e cercai piano piano di sporgermi per capire cosa stesse succedendo nell'entrata dello stabile, dove si trovava il desk informazioni e segreteria. Con la coda dell'occhio non scorsi niente, ma sentii una voce chiarissima che veniva proprio da lì dietro: 
- Mani in alto, buttate a terra le armi...!-

Iniziai a sudare freddo, mentre la voce dopo un momento di silenzio continuò:
- Non fate cazzate, abbiamo l'ordine di sparare a vista...!-

A quelle parole il mio collega implorò quasi piangendo:
- No per favore, noi siamo qui per lavorare, non abbiamo fatto niente...!-

Sentimmo i passi di più di una persona che si avvicinavano e d'un tratto ci trovammo quattro carabinieri ed una guardia giurata di fronte. Ci fissarono, ed immagino che ci detestarono molto.
Subito dopo ci spiegarono che per rimanere fino a quell'ora avremmo dovuto avvisare il responsabile della sicurezza, e che vista la nostra presenza avevano dovuto attivare la procedura.
Ecco, da dopo quell'episodio, il mio collega ed io siamo diventati molto amici del responsabile della sicurezza e lo teniamo costantemente aggiornato sui nostri spostamenti. Una sera di queste credo che lo inviteremo a mangiare qualcosa con noi.
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