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domenica 4 ottobre 2015

Mare, profumo di mare


Se mi chiedi una storia sul mare a dire il vero non so da dove iniziare: ne ho talmente tante da raccontare... il mare è stato sempre importante per la nostra famiglia! Quel che è certo è che, a secondo dell'età, lo vivi in maniera diversa.

Quando ero piccola, per esempio, c'era tutto un rito che seguivamo: si andava al mare da fine giugno a settembre, perché la scuola iniziava ad Ottobre, e viaggiavamo ogni giorno da Catanzaro a Squillace. 
Io, Maria, la terza di cinque figli, facevo questo viaggio nella Bianchina di papà: se partivamo alle 8 da casa, percorrendo la statale 106 - unica strada che collegava l'intera costa ionica calabrese -, al mare si arrivava per le 10 del mattino. Se partivamo dopo pranzo arrivavamo prima, ma non era comunque comodo viaggiare in cinque sul sedile posteriore della macchina a quell'ora. Non esistevano di certo i condizionatori!
Gli orari erano dettati dalla disponibilità di mio padre, che per la maggior parte delle volte si limitava ad accompagnarci e venire a prenderci, non essendo per niente un amante del mare: di solito quindi ci portava prima di andare in ufficio o durante la sua pausa pranzo. Era sempre vestito di tutto punto, persino calzini e mocassini. La sua premura era quella di prenotare ombrellone, sdraio e cabina per cambiarci, perché mia madre non voleva che mettessimo i costumi prima di arrivare al lido. Giunti al Lido Giorgetti di Squillace, prendevamo servizio:  sudati e ansiosi di correre in acqua, iniziava la ressa per chi doveva cambiarsi per primo! 
Una volta indossato il costume non esisteva più la spiaggia: stavamo perennemente a mollo, a giocare a pallone o con i materassini con gli altri bambini. Per via del Ponente e della corrente del mare abbiamo perso un numero imprecisato di palloni e materassini. E non vi dico la gioia quando c'erano i cavalloni!
Mia madre aveva un bel giro di amiche e non disdegnava le chiacchiere sotto l'ombrellone. 
Dal lido sentivamo le canzoni in voga che venivano suonate al jukebox, come "Lisa dagli occhi blu" e "Azzurro" di Celentano. Erano molto gettonate anche le canzoni di Adamo e Michele...! 


Al lido si andava per prendere la roba da mangiare e da bere: servivano teglie di pizza e panini, accompagnati da bottiglie di bibite gassate... a me piaceva molto l'aranciata San Pellegrino. Mia sorella, la più piccola di noi cinque, aveva l'abitudine di mangiare panino con pizzella...!
A fine giornata mio padre faceva capolino dalla terrazza del lido e ci chiamava per andar via. A questo punto il rito prevedeva: doccia, vestizione - immaginate tutto questo per cinque bambini- e viaggio di ritorno in macchina. Di solito, se non era troppo tardi, passavamo a trovare il nonno materno. A casa del nonno eravamo sempre educati! Ci comprava il gelato e poi si faceva la passeggiata con le zie per il quartiere San Leonardo. Ma questa è un'altra storia che vi racconterò prossimamente.
Crescendo abbiamo cambiato spiaggia, ma non abitudini. Andavamo a Caminia e anche lì il divertimento era assicurato. In più partivamo da Pontepiccolo insieme ai nostri vicini... la spiaggia veniva invasa da una ciurma di ragazzi e ragazze! Io ero fidanzata e il mio futuro marito arrivava via mare col gommone direttamente da Copanello... essendo ben piazzato lo aspettavamo per fare i tuffi! 
Naturalmente tutto questo avveniva sotto il controllo di genitori e parenti. Devo ammettere però che lui godeva di una certa stima da parte di mio padre: essendo cresciuto al mare, mio padre si sentiva sicuro quando era con noi. Dovete sapere che rispetto a Squillace, il mare di Caminia è più profondo e mio padre aveva il pensiero di mia sorella piccola, così era solito dire a mia madre: « Se c'è u Gatanu ti porto a Caminia, sinnò no!».


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