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mercoledì 28 ottobre 2015

Sulla libertà

Il pomeriggio faccio spesso una capatina alla scuola di italiano, vado a trovare S. e i ragazzi che frequentano il suo corso: sono solo cinque, tutti sulla trentina. Sono nel nostro paese da circa sei mesi e stanno cercando di imparare meglio la lingua, soprattutto per cercare lavoro. 
Il corso è iniziato circa due mesi fa e procede senza problemi, soprattutto perché il numero di partecipanti permette di svolgere molte attività diverse, di affrontare letture e visioni di film. Il clima è sereno e disteso: i ragazzi hanno fatto amicizia e si confrontano su molte cose. Di solito passo a salutarli e, con la scusa di vedere se serve qualcosa, resto con loro qualche minuto in più, assisto ad una parte della lezione e scambio due chiacchiere in allegria.
C'è un bell'entusiasmo e i progressi nell'apprendimento iniziano a vedersi.
Oggi, però, è successo qualcosa: arrivo in classe e li trovo immersi in un dibattito che li riguarda personalmente. Uno di loro ha portato un articolo di giornale da leggere insieme: parla del'ennesimo naufragio di un gommone a largo della costa libica. Inevitabilmente ciascuno parla della sua esperienza e del perché ha deciso di fuggire dal proprio paese, di imbarcarsi carico di speranza e rischiare la propria vita per arrivare in terra straniera. I motivi sono molteplici e i modi di raccontarli altrettanto diversi. Il ragazzo che ha portato l'articolo di giornale ad un certo punto esclama: - Io sono partito perché volevo essere libero...!-
Il suo vicino di banco rimane molto colpito da questa affermazione e chiede: - Cosa significa essere libero? Che cos'è la libertà?-
Il primo lo osserva titubante, si volta a guardare prima me e poi l'insegnante. Con un filo di voce e abbassando lo sguardo, afferma: - Non so spiegare...-
L'insegnante lo sprona a trovare le parole, perché tutti siamo interessati a quello che vuole dire. Dopo qualche incertezza il ragazzo esclama con decisione: - Per me la libertà è parlare quando vuoi, andare dove vuoi, non essere picchiato quando cammini per strada, e poter pregare quando decidi tu e non perché sei costretto!-
Il compagno di banco lo guarda, sorride e dice: - Si, adesso capisco.-
Oggi tutti abbiamo capito.

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