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venerdì 1 luglio 2016

I crackers

Ho appena finito di sgranocchiare un cracker e guardandolo sono affiorati dei ricordi, forse dovuti alla tristezza del colore e della sua consistenza, poiché integrale e senza sale. 'Sempre meglio delle gallette di riso', ho pensato, ma vuoi mettere il divertimento di impasticciare di un tempo durante le merende a casa della nonna?! Mia nonna ha sempre pensato a noi nipoti come bocche da sfamare e riempiva carrelli interi di gelati e altre cose per tenerci buoni quando andavamo a trovarla. Spesso preferiva preparare lei dei dolci (strepitosi), ma in assenza di tempo il suo frigo ed il mobiletto della cucina, in alto a destra, era sempre pieno.
In realtà potrei stilare un vero e proprio elenco dei modi sperimentati nell'infanzia di mangiare e accompagnare i crackers. Sarei curiosa di scoprire quali sono stati o quali sono i vostri.

Partiamo dal presupposto che per me il vero cracker è sempre stato quello salato. Quando la nonna comprava quelli senza sale mi assaliva la tristezza. Ciò nonostante li mangiavo, ma non con lo stesso entusiasmo.
Ma torniamo al cracker salato, ero a conoscenza di tre tipi: il primo stretto e lungo, non molto spesso, in pacchetto da 4 con la nota casetta-mulino tratteggiata, abbastanza saporito ma un pochino asciutto; il secondo più largo e quadrato, se diviso a metà, friabile e un pochino più alto di spessore; il terzo era tipico del discount. il colore era giallo pallido e, al pari dei crackers senza sale, mi regalava grandi momenti di desolazione.
Nel primo caso e nel secondo caso ne mangiavo tranquillamente un pacchetto gustandomi i granelli di sale: era soprattutto curioso cercare di ritagliare la casetta mangiando pian piano le parti che le restavano intorno, lasciando per ultimo il tetto. Ci voleva molta pazienza. E se il pacchetto era già mezzo sbriciolato era quasi una tragedia.

Nel terzo caso, invece - che capitava circa il 90% delle volte, dovuto soprattutto al risparmio economico, ma anche alla presenza delle tante bocche che si aggiravano costantemente in cucina in cerca di qualcosa da mangiare-, ecco con i crackers del discount bisognava rimediare in qualche modo: così il tavolo della cucina si trasformava in una fucina di idee intorno al quale erano adunati i nipoti e gli zii coinvolti nella missione di abbellire e rendere più gustosi i crackers.
Le varianti possibili erano tre: maionese al primo posto, che si sposava bene con il pallore del crackers del discount e lo rendeva nonostante tutto gustoso; al secondo posto quando disponibile, il formaggio fresco spalmabile, ma era più una rarità e soprattutto molto più gradito ai grandi; la terza soluzione invece metteva tutti d'accordo e soprattutto rappresentava una trasgressione in campo gastronomico, una vera e propria porcheria che lasciava la nonna con una smorfia di disgusto e la raccomandazione di non mangiarne troppi. Si trattava di crackers salati e nutella: credo che molti dei pacchi di crackers del discount siano terminati a causa del continuo spalmare e sovrapporli uno sull'altro. Non c'era nulla di meglio di "sandwich" del genere per accompagnare la visione dei cartoni animati pomeridiani.
Poi si tornava a casa dai genitori, non si aveva appetito e si saltava la cena.


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