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venerdì 29 luglio 2016

Paternità

Quattordici anni fa mia moglie mi annunciò di essere in attesa del nostro primo figlio. Dopo circa due anni arrivò il nostro secondogenito: la gioia fu tanta ma la loro presenza non bastò a tenere saldo il nostro rapporto. Le difficoltà economiche, le ingerenze delle nostre famiglie di origine, la differenza di vedute e la routine, pian piano spensero la nostra complicità, spazzando via quanto avevamo costruito. 
Fu così che scoprì che aveva un altro, che lui era più importante di me, e che si trattava oltretutto di una vecchia conoscenza che non si era fatta scrupoli ad insinuarsi nella nostra vita di coppia, fino a rendere impossibile il continuare a stare insieme. 
Affrontai dunque la nostra separazione ed il conseguente divorzio continuando a fare il padre, pagando gli alimenti e lasciando la casa che insieme avevamo acquistato accendendo il mutuo.

Dopo poco tempo la mia vita incontrò quella di Ilaria, una donna di poco più giovane di me, impegnata nel suo lavoro manageriale e pronta a concedersi finalmente la serenità e la tenerezza di un rapporto di coppia stabile e duraturo. Non mi ci volle molto a capire quanto tenessi a lei, quanta passione e felicità mi regalasse la sua presenza. Iniziai così una nuova fase della mia vita con lei al mio fianco, le chiesi di sposarmi e dopo poco iniziammo a pensare di avere un figlio.
La precedente esperienza mi aveva reso forte e sicuro, volevo avere con lei un figlio che completasse la nostra gioia. Al contrario di quanto ci aspettassimo, non riuscimmo nell'impresa, nonostante i tentativi, le visite ed i controlli ai quali lei si sottopose.
Quando pensammo di averle davvero provate tutte, la dottoressa che l'aveva in cura avanzò l'ipotesi di estendere le visite ed i controlli anche a me. 
Non credevo potessero esserci dubbi al riguardo, avevo due figli con la mia ex moglie!
Dopo qualche settimana i risultati confermarono i dubbi della dottoressa: in realtà quello sterile tra i due ero io. 

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