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domenica 25 settembre 2016

Lo strano appartamento universitario

Durante gli anni di università mi è capitato di vivere in diversi appartamenti: case un po' attempate, con la bombola del gas, lo scaldino per l'acqua calda, i lavandini che perdevano ed i termosifoni poco funzionanti. 
Un anno, io e altri tre amici, capitammo in un appartamento che credo non dimenticheremo mai: un classico stabile anni '70, quattro camere ed un lunghissimo corridoio scuro che le collegava, una piccola cucina ed un bagno arredato con piastrelle rosse. Lo affittammo perché il prezzo era conveniente e la proprietaria affabile e disponibile, ma in sé la casa lasciava a desiderare e non aveva molto di rassicurante. 
Il tutto ebbe inizio quando la signora, proprietaria dell'appartamento, ci regalò un quadro, che desiderava tenessimo in quella casa e che era stato dipinto dal fratello defunto. Il quadro era inquietante, dalle tinte forti e scure: si distinguevano una casa su fondo rosso, dal tetto della quale spuntavano ombre che ricordavano creature della notte. Passammo molto tempo a cercare di decifrare quel quadro, senza riuscire a trovare un filo logico nella rappresentazione, 
Fatto sta che da quando quel quadro entrò nelle nostre vite, la casa iniziò a crearci qualche problema.
Il primo ci fu rappresentato da un nostro amico che venne ospite da noi durante la notte di Halloween: sarà stata la suggestione del momento, o quello che accadde durante la sera, ma la sensazione che raccontò di avere avuto, non appena messo un piede nell'appartamento, fu come la percezione di una strana presenza che aleggiava silenziosa nell'ombra. 
C'è da dire che l' amico in questione è da sempre un appassionato di film horror e quella sera stessa cercò di inscenare, insieme ad uno dei miei coinquilini, un agguato nei confronti di un nostro ospite: entrambi rimasero al buio ad attendere che il malcapitato giungesse alla porta d'ingresso, brandendo un cappotto per avvolgerlo, con in sottofondo la colonna sonora di "Profondo rosso". L'agguato non riuscì, perché, a suo dire, aveva visto nell'ingresso un ombra che lo aveva tratto in inganno e che lo aveva portato allo scoperto proprio mentre la vittima dello scherzo varcava la soglia.

Non so se stimolati da quanto riferito, o forse per una questione di maggiore attenzione e di tempo trascorso in quell'appartamento, iniziammo ad avere il sentore che qualcosa non andava: durante la notte ci capitava di sentire scricchiolii, rumori strani che ricordavano il trascinare qualcosa o qualcuno nel corridoio in direzione del bagno, oppure il tavolo tondo della cucina che iniziava a ruotare da solo quasi fosse la 'Ruota della fortuna', e infine ciò che mi vide protagonista di questa vicenda: una luce in cucina che puntualmente alle 2 di notte si accendeva. Non c'era giorno che non dovessi alzarmi per spegnerla, oltretutto da un interruttore che non funzionava per accenderla. 

Dopo mesi di queste vicissitudine, di notti in bianco, di indagini sul fratello defunto della signora e su cosa quell'appartamento avesse ospitato prima di diventare una casa, ecco che una notte non ne potei più.

Non riuscivo a dormire, stavo immobile nel letto con tutti i sensi in allarme, perché non sapevo cosa aspettarmi: ero stanco e anche un po' stufo di questa tensione. Ad un tratto, dalla fessura sotto la porta scorsi la luce accesasi improvvisamente in cucina: "Ecco ci siamo, al solito! Saranno passate le due...".
Dopo qualche tentennamento, venni assalito dalla rabbia e dalla stanchezza: mi alzai velocemente, spalancai la porta e piombai in cucina, dove ovviamente non trovai niente e nessuno.

Improvvisamente diedi sfogo a tutta la mia frustrazione ed esclamai quasi urlando:

- Adesso basta! Sono stanco e voglio dormire! Questa storia della luce e di tutto il resto mi ha veramente seccato... dimmi quello che devi dire e finiamola qui! -

Il silenzio, che avevo rotto con quelle parole esclamate con rabbia, tornò intatto non appena finii. e naturalmente ciò che dissi non ebbe seguito e risposta. Rassegnato, tentai per l'ennesima volta di spegnere la luce dall'altro interruttore e tornai mestamente a letto, cercando di prendere sonno, sentendomi sconfitto e preso in giro. 

Tuttavia, né quella notte, né le notti a seguire la luce si riaccese.


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