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lunedì 5 dicembre 2016

Il presepe

Sembrerà strano, ma il fascino del presepe per me è innegabile!
In realtà sono anni che non lo allestiamo con mio marito, infatti ci limitiamo ad addobbare un piccolo alberello in casa... quel tanto che serve per condividere un po' di atmosfera natalizia. 
Eppure ogni volta che mi trovo di fronte ad un presepe mi perdo: mi piace guardare i dettagli, le luci, il muschio, le parti in movimento, ed è sempre stato così, sin da quando ero bambina.
In famiglia abbiamo avuto l'abitudine di fare le cose in grande soprattutto per l'albero di Natale, e ogni anno c'era bisogno di una scala per riuscire a decorare le parti più in alto e porre in cima la stella. Ricordo che un anno abbiamo avuto in casa un abete di 3 metri e mezzo, una vera meraviglia!
Il presepe era importante ma più semplice da allestire: si procedeva senza molto sforzo a rivestire il tavolinetto, sul quale l'avremmo posto, con la carta verde per ricordare il prato, e la parete che faceva da sfondo veniva ricoperta con la carta raffigurante il cielo stellato; infine veniva posizionata la grotta ampia, predisposta ad accogliere i personaggi, le luci pronte e le casette in sughero già allineate. 
Il mio compito era quello di sistemare le statuine e la mia fantasia in questo non ha avuto mai limiti: i re magi ad esempio venivano spesso aiutati sulla strada per raggiungere la grotta da un gruppo di pastorelli molto vivaci che si intrattenevano con canzoni, cibo e vino. Ogni anno per il loro incontro si svolgeva una grande festa dove tutti erano invitati, anche il bue e l'asinello. 
Ricordo che uno dei pastorelli una volta, proprio a causa della sua distrazione e dei fumi del vino, finì per perdere il più piccolo degli agnellini, il mio prediletto, e disperato non raggiunse in tempo la grotta per festeggiare la nascita del Bambinello. 
Maria aveva dei grossi problemi a sopportare il freddo nella grotta e le signore del luogo portavano maglie e coperte per poterla aiutare; in più, lei aveva il privilegio di essere amica del meraviglioso angelo alto e snello che le stava sempre accanto e con il quale chiacchierava amabilmente di qualsiasi argomento. L'angelo indossava una tunica rosa e non ho mai compreso il perché di quel colore, oserei dire molto da Barbie.
Col passare degli anni si aggiunsero animali da cortile, altri personaggi importanti acquisiti per eredità dal presepe della nonna paterna, come il favoloso omone che portava i secchi dell'acqua e che rappresentava l'eroe nelle situazioni difficili che potevano venirsi a creare (un incendio, un improvviso temporale, ecc.), e poi arrivarono loro, i miei preferiti, tre zampognari allegri e rubicondi che diventarono subito amici di Giuseppe.
Tutto questo avveniva a casa mia naturalmente, e non poteva di certo succedere anche a casa di altri, per cui, soprattutto quando mi recavo dalla nonna materna e avevo a che fare con il presepe allestito dalla mia cara e amata zia, che all'epoca aveva non più di 20 anni, e che era particolarmente gelosa del suo operato riguardo a decorazioni natalizie e allestimenti vari, nasceva dunque una lunga discussione sul mio voler continuamente spostare anche i suoi Giuseppe, Maria e personaggi vari.
Come in tutti i bambini, questo atteggiamento mi spinse a continuare imperterrita a giocare, fino a quando un giorno trovai tutte le statuine incollate alla base e non mi fu possibile in nessun modo continuare ad utilizzarle per le mie avventure. 
Fu un giorno funesto, pieno di lacrime e di delusione.

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